reggionomics

21 settembre 2010

L’utopia della leadership, troppe navi senza capitano

Filed under: Uncategorized — Federico Parmeggiani @ 11:30
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Sfogliamo i giornali e cosa leggiamo?
Che Unicredit si prepara ad un possibile e drastico cambiamento di vertice, spinto dai contrasti interni tra top managment e soci che rappresentano le fondazioni bancarie. Per questa ragione Profumo probabilmente sarà costretto a rassegnare le dimissioni, punito per non avere dato la dovuta pubblicità e non aver usato le dovute cautele in relazione all’acquisto di azioni della prima grande banca italiana effettuate dai libici.
L’immediata conseguenza di questo vacillare del vertice la iniziamo a vedere già ora: il titolo scende pesantemente in borsa.

Ed ora cambiamo argomento, però restiamo in una situazione in cui la leadership e la stabilità di governo è utopica per definizione, ossia parliamo del PD.
Come ben sappiamo, Uòlter, l’intellettuale paladino della borghesia romana lefty-chic, ha lanciato un documento programmatico, che sa di minaccia di scissione…ma anche di semplice proposta; che ha la finalità di imporre la sua corrente all’interno del partito…ma anche di dare uno scossone che torni utile alle altre.
Unico risultato palpabile: litigi al vertice del partito, compromissione della già delicata posizione di Bersani, che più che un segretario in grado di guidare il partito sembra ridotto ad un vigile urbano che cerca di assicurare il transito spericolato delle varie mozioni e correnti, provando disperatamente ad evitare incidenti.
Conseguenza diretta di queste baruffe al vertice è anche in questo caso un sonoro calo di consensi (-6%): agli elettori non piacciono i politici litigiosi, specie quando ci sono problemi veri, quotidiani da affrontare e specie se i loro litigi non concernono diverse reali linee di intervento politico, ma principalmente la spartizione dell’influenza personale sul partito intero.

Quale lezione possiamo trarre da queste due situazioni diverse eppure aventi una matrice di fondo comune?

Che specie quando le acque sono tempestose, il futuro incerto e tutti si attendono il peggio, c’è bisogno di un capitano forte e con ampi poteri per trarre in salvo la nave sulla quale tutti navighiamo.
Non non mi riferisco a un dittatore capace di mandare tutti al patibolo per un proprio capriccio, bensì a un capo che, pur consultandosi coi suoi sottoposti, in ultima istanza decide da solo la rotta e si assume dinanzi a tutti la responsabilità delle proprie decisioni.
In caso contrario si affonda. E’ una regola elementare che pure il pirata Morgan avrebbe potuto spiegare diversi secoli addietro, ma che, a quanto pare, sia la finanza che la politica italiana odierna stentano ad apprendere.

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