In quest’ultimo mese l’attenzione dei media è stata quasi totalmente rivolta alle controverse condotte del nostro primo ministro.
Sull’opportunità morale di tali condotte credo che ognuno possa avere una propria opinione, la mia è improntata sempre a quella cautela di derivazione liberale per la quale la vita privata di una persona non dovrebbe essere oggetto di particolare interesse da parte degli altri, nella misura in cui non incide direttamente sugli interessi e sulle vite di altre persone. E, a ben vedere, il problema è proprio questo.
Silvio come libero cittadino ha il diritto di svagarsi come vuole (purché non violi alcuna legge vigente), ma come presidente dovrebbe sapere bene che le sue azioni, anche quelle private, si riverberano inevitabilmente sulla nazione che rappresenta, che ogni suo comportamento idoneo a renderlo più vulnerabile o a comprometterne la reputazione, dispiega i suoi effetti su tutte le istituzioni preposte a governare il paese e sul paese stesso.
Un premier dovrebbe avere a cuore in primo luogo i problemi che affliggono il nostro paese in questi anni tempestosi, specie quelli che riguardano la crescita economica stagnante, la disoccupazione che avanza, la totale inadeguatezza delle politiche in materia di investimenti in ricerca e sviluppo (che – non dimentichiamolo – sono l’unica chiave per accedere ad un futuro economicamente più roseo) e la qualità dell’istruzione italiana, sempre più scadente in ragione di una politica che non sembra andare oltre i tagli.
Di fronte ad una situazione così grave, non è esagerato dire che un premier dovrebbe dedicare ogni momento della sua giornata a preparare un’azione coordinata ed efficace per risollevare il paese e la soluzione dei mali elencati dovrebbe essere la sua massima preoccupazione.
Appare invece evidente come un premier che si espone con la sua condotta ad accuse di abuso di potere, a critiche da parte delle istituzioni italiane ed estere, alla rabbia della società che giustamente non vede di buon occhio un premier che si abbandona ad eccessi da Re Sole mentre gran parte del paese mette nel carrello della spesa sempre meno merce, sia un premier che arreca un danno al paese che rappresenta.
Un problema ulteriore è rappresentato dal fatto che l’economia globale è assolutamente indifferente ai tempi del teatrino politico e il suo fluttuante andamento rischia di travolgerci un’altra volta trovando le istituzioni impreparate a fronteggiare una nuova ondata di crisi e ad approntare una serie di contromisure efficaci.
Come ricordano regolarmente da mesi i rappresentanti di numerose istituzioni, tra le quali la presidente di Confindustria, l’Italia oggi sembra non avere nessuno al timone e, come tale, rischia di naufragare.
E’ quindi ora che suoni la sveglia, che la politica prenda una direzione chiara: se deve aprirsi una crisi lo si faccia subito, in modo tale da chiuderla entro tempi brevi ed attutirne gli strascichi, se invece Berlusconi crede di poter ancora governare lo dimostri mobilitando i suoi ministri per porre in essere misure legislative a favore dell’impresa e a tutela delle fasce più deboli, non semplicemente urlando incattivito contro i giudici e contro il complotto ordito a tutti i livelli dell’universo alle sue spalle. E magari non accampando più la scusa che non riesce a governare a causa dei processi in cui è coinvolto. Per quello esistono gli avvocati, e lui può certo permettersi i migliori sulla piazza; inoltre, non ho francamente mai sentito un imprenditore che, messo sotto inchiesta, abbia smesso di recarsi al lavoro e abbia fatto fallire la propria azienda lamentandosi di non avere tempo da dedicarle.
Facciamo pressione quindi a tutti i livelli affinché chi ci governa si mobiliti immediatamente ed evitiamo a tutti i costi di aspettare inermi che il trillo della sveglia si tramuti presto nei lugubri rintocchi delle campane da funerale.
10 novembre 2010
Il suono della sveglia e il rintocco della campana.
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